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LITURGIA * LITURGIA DELLE "ORE" * I PADRI DELLA CHIESA *calendario SANTI E BEATI

Da selezionare in questa pagina
  1. Anno liturgico: la mia Quaresima
  2. Domenica della DIVINA MISERICORDIA
  3. Preghiamo con la Liturgia delle Ore
  4. Commento dei Padri, il segno della Croce
  5. Pensieri pasquali
  6. Santi e Beati, calendario Marzo
 
liturgia
L'anno liturgico è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell'arco di un intero anno.
"l'anno liturgico è composto dal ciclo delle stagioni liturgiche, le quali determinano le feste da osservare, le celebrazioni dei Santi, e i passi delle Sacre scritture da leggersi nelle celebrazioni."






tempo quaresima
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua, in cui si è invitati particolarmente alla conversione.
È rimasto come giorno principale di digiuno e astinenza dalle carni assieme al Venerdì Santo.
Nel ricevere le ceneri sul capo dovremmo ricordare due elementi importanti della vita cristiana: che siamo cenere e l'invito a convertirci e a credere nel Vangelo .
Per questo  la Quaresima è il tempo di preparazione e di riscoperta degli impegni  che i genitori hanno preso durante il nostro battesimo.
Se pensiamo di rinnovare le promesse battesimali dobbiamo scomodarci dalle nostre abituali abitudini e mettere ordine nella nostra vita attraverso la preghiera, il digiuno e la carità.
QUARESIMA 2022
Il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano.
E' «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione»
Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento che «annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita», ricorda papa Francesco.
Altro aspetto caratteristico del periodo quaresimale è l’uso del colore viola per i paramenti sacri indossati dal sacerdote,
Durante le celebrazioni, ad eccezione delle quarta domenica detta "laetare" nella vicinanza della Pasqua, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”.


il numero 40
 
Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni.
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento raffigurano momenti importanti della fede del popolo di Dio.
Quaranta è un numero che esprime attesa, purificazione, consapevolezza che Dio rimane sempre fedele alle sue promesse.
Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale,
quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai,
quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto,
quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb,
quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
 
Nei Vangeli quaranta sono i giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.

Il conteggio della quaresima
 Già nel IV secolo vi è una Quaresima di 40 giorni computati a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima.
Persa l’unità dell’originario triduo pasquale (nel VI secolo), la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo.
Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme), pertanto per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36) anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì (che diventerà “delle Ceneri”).
Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo.
Ma per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, bisogna, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale.

I segni della quaresima
 
digiuno  elemosina  preghiera
Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma anche altre forme di privazione per una vita più sobria.
La tradizione distingue fra digiuno e astinenza, che vanno osservate assieme il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo.
L'astinenza va osservata da quanti sono maggiori di 14 anni, mentre il digiuno dai maggiorenni fino all'età di 60 anni.
Chiariamo le diversità.
Il digiuno si sofferma sulla quantità di cibo mentre l’astinenza guarda a ciò che si mangia.
Il digiuno comprende un solo pasto completo mentre gli altri saranno “leggeri”. Non si consumano cibi solidi nel resto del giorno, ma sono consentiti i liquidi, inclusi il tè, il caffè e i succhi.
L’astinenza, proprio nei venerdì di Quaresima, «esclude il consumo di carne, sostituito da altri cibi come le verdure o il pesce.»
Poi segue l'Elemosina, che va a braccetto con il digiuno. San Leone Magno insegnava: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone».
Il digiuno senza carità è mera pratica. Solo un gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione favorisce il contenuto del digiuno.
 
La Quaresima, infine, è un tempo privilegiato per la preghiera.
Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.
Per papa Francesco, «dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi».

PERSONALE IMPEGNO in QUARESIMA
Ognuno di noi, quindi, durante la Quaresima è invitato a fare propositi precisi

DIGIUNARE
  • digiuno e astinenza il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo;
  • astinenza dalle carni ogni Venerdì di Quaresima
  • sobrietà nei cibi, nelle bevande, nel fumo, nel divertimento, nell’uso di TV, videogiochi, Internet, computer, cellulari e CD
  • rinuncia al superfluo

FARE CARITÀ
  • visitare un malato, una persona sola
  • riavvicinare una persona trascurata
  • sostenere economicamente le iniziative verso chi ha bisogno


PREGARE
  • preghiera personale: fermiamoci 15 minuti al giorno, leggiamo una parola del Vangelo;
  • recitiamo una decina del Rosario;
  • preghiamo insieme in famiglia: recitiamo le preghiere della sera
  • partecipiamo a una S. Messa infrasettimanale;
  • ricevere spesso il Sacramento della Confessione
E' RISORTO!
domenica della DIVINA MISERICORDIA
La domenica della Divina Misericordia, che si celebra il 24 aprilie 2022, è una festività relativamente recente: è stata istituita nel 1992 da papa Giovanni Paolo II.
Nell'anno liturgico viene celebrata nel giorno della domenica in albis, ovvero la domenica successiva a quella di Pasqua.
Il papa diede questa titolazione alla festività per ricordare la figura della santa mistica polacca Faustina Kowalska: la donna aveva infatti riferito che Gesù, in una delle sue apparizioni, voleva che venisse dedicata una giornata alla misericordia.
Nel suo diario, la santa spiega che Cristo le rivolse queste parole: «Desidero che la Festa della misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia misericordia. L'anima che si accosta alla Confessione e alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene».
In passato la domenica dopo Pasqua veniva chiamata in albis.
La locuzione latinain albisvestibus, tradotta letteralmente, significa in bianche vesti. La denominazione risale alla Chiesa delle origini, quando il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua. I battezzandi indossavano una tunica bianca e la indossavano poi per tutta la settimana successiva: la prima domenica dopo Pasqua veniva quindi chiamata «domenica in cui si depongono le vesti bianche».

I protestanti invece la chiamano domenica quasimodo. Questo nome si riferisce all'introito (all’inizio della liturgia) proprio di questa domenica, che si chiama appunto Quasi modo.
Curiosità letteraria: da qui prende il nome il personaggio di Quasimodo, protagonista del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, perché è stato abbandonato proprio la domenica dopo Pasqua.
DOMENICA 24 APRILE 2022
LITURGIA delle "ORE"
prega con la liturgia
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La Liturgia delle Ore nasce dall’esortazione di Gesù a pregare sempre,
La Liturgia delle Ore sancisce un momento di dialogo fra Dio e gli uomini.
La Liturgia delle Ore si compone fondamentalmente della lettura della Parola di Dio e di Salmi diversi a seconda dei giorni e dell’orario.

Tutte queste preghiere comuni, suddivise nell’arco della stessa giornata, furono ordinate e andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio divino, una preghiera di lode e supplica della Chiesa con Cristo e a Cristo, arricchita di letture bibliche, cantici e inni.
La riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo le diverse ore della giornata in cui i monaci dovevano ritrovarsi a pregare insieme, e le modalità.
L’usanza della Liturgia delle Ore si diffuse rapidamente anche al di fuori dei monasteri.
il Concilio Vaticano II ha decretato che, mentre i presbiteri e i vescovi devono praticare la celebrazione della Liturgia delle Ore nella sua forma integrale e i vescovi e i diaconi devono recitare le tre Ore maggiori, anche i fedeli sono tenuti a celebrare ogni giorno almeno le Ore canoniche.

SUDDIVISIONE
Le preghiere sono previste in diverse ore della giornata, articolata nelle ore canoniche.
Le due ore principali sono:
  • le Lodi Mattutine, che si celebrano all’inizio della giornata;
  • i Vespri, che si celebrano alla sera, solitamente all’imbrunire o prima di cena.

Struttura
La prima ora che si recita nella giornata (sia essa l’Ufficio delle Letture o le Lodi Mattutine) è preceduta dalla recita del salmo invitatorio con la sua antifona, che si ripete tra le strofe.
  • il Benedictus o Cantico di Zaccaria nelle Lodi;
  • il Magnificat o Cantico della Beata Vergine Maria nei Vespri.
* Si apre con un versetto (“O Dio, vieni a salvarmi” – “Signore, vieni presto in mio aiuto”, tratto dal salmo 69), a cui segue il Gloria al Padre.
* Poi un inno, tratto dalle composizioni poetiche di origine ecclesiale.
* Si continua con la recita di tre salmi:
Ogni salmo o parte di salmo è introdotto da un’antifona, che ha la funzione di orientare la preghiera al contenuto del salmo; al termine del salmo, salvo ove diversamente indicato, si recita la dossologia Gloria al Padre. L’antifona si recita di nuovo dopo il Gloria al Padre o comunque alla fine dello stesso salmo.
* Segue una lettura biblica con il suo responsorio.
Nelle LODI e nei VESPRI segue  un cantico tratto dal Vangelo:

Le Lodi si concludono con le invocazioni, e i Vespri con le corrispondenti intercessioni, a cui fa seguito il Padre nostro.
Tutte le ore terminano con l’orazione finale.
COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
S. Giovanni Crisostomo
Commento al Vangelo di san Matteo, 54,4-5
"Quando, dunque, ti fai questo segno, ricorda tutto il mistero della croce"

Nessuno, dunque, si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo.
Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona.
Tutto ciò che ci riguarda si compie e si consuma attraverso di essa.
Quando noi dobbiamo essere rigenerati dal battesimo, la croce è presente; se ci alimentiamo di quel mistico cibo che è il corpo di Cristo, se ci vengono imposte le mani per essere consacrati ministri del Signore, e qualsiasi altra cosa facciamo, sempre e ovunque ci sta accanto e ci assiste questo simbolo di vittoria. Di qui il fervore con cui noi lo conserviamo nelle nostre case, lo dipingiamo sulle nostre pareti, lo incidiamo sulle porte, lo imprimiamo sulla nostra fronte e nella nostra mente, lo portiamo sempre nel cuore.

La croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore che per amor nostro si è lasciato condurre come pecora al macello (Is. 53,7; cf. Atti, 8, 32).

Quando, dunque, ti fai questo segno, ricorda tutto il mistero della croce e spegni in te l'ira e tutte le altre passioni.

E ancora, quando ti segni in fronte, riempiti di grande ardimento e rida' alla tua anima la sua libertà. Conosci bene infatti quali sono i mezzi che ci procurano la libertà.
Anche Paolo per elevarci alla libertà che ci conviene ricorda la croce e il sangue del Signore: "A caro prezzo siete stati comprati. Non fatevi schiavi degli uomini" (1 Cor. 7, 23).
Considerate, egli sembra dire, quale prezzo è stato pagato per il vostro riscatto e non sarete più schiavi di nessun uomo; e chiama la croce "prezzo" del riscatto.

Non devi quindi tracciare semplicemente il segno della croce con la punta delle dita, ma prima devi inciderlo nel tuo cuore con fede ardente. Se lo imprimerai in questo modo sulla tua fronte, nessuno dei demoni impuri potrà restare accanto a te, in quanto vedrà l'arma con cui è stato ferito, la spada da cui ha ricevuto il colpo mortale. Se la sola vista del luogo dove avviene l'esecuzione dei criminali fa fremere; d'orrore, immagina che cosa proveranno il diavolo e i suoi demoni vedendo l'arma con cui Cristo sgominò completamente il loro potere e tagliò la testa del dragone (cf. Ap. 12, 1 ss.; 20, 1 ss.).


Non vergognarti, dunque, di così grande bene se non vuoi che anche Cristo si vergogni di te quando verrà nella sua gloria e il segno della croce apparirà più luminoso dei raggi stessi del sole.
La croce avanzerà allora e il suo apparire sarà come una voce che difenderà la causa del Signore di fronte a tutti gli uomini e dimostrerà che nulla egli tralasciò di fare - di quanto era necessario da parte sua -per assicurare la nostra salvezza.
Questo segno, sia ai tempi dei nostri padri come oggi, apre le porte che erano chiuse, neutralizza l'effetto mortale dei veleni, annulla il potere letale della cicuta, cura i morsi dei serpenti velenosi. Infatti, se questa croce ha dischiuso le porte dell'oltretomba, ha disteso nuovamente le volte del cielo, ha rinnovato l'ingresso del paradiso, ha distrutto il dominio del diavolo, c'è da stupirsi se essa ha anche vinto la forza dei veleni, delle belve e di altri simili mortali pericoli?

Imprimi, dunque, questo segno nel tuo cuore e abbraccia questa croce, cui dobbiamo la salvezza delle nostre anime.
La croce infatti che ha salvato e convertito tutto il mondo, ha bandito l'errore, ha ristabilito la verità, ha fatto della terra cielo, e degli uomini angeli.
Grazie a lei i demoni hanno cessato di essere temibili e sono divenuti disprezzabili; la morte non è più morte, ma sonno.


«Quando fai il segno di croce, fallo bene.
Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce che cosa debba significare.
No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, consapevole.
Senti come esso ti abbraccia tutto?
Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica.

Perché? Perché è il segno della totalità e il segno della redenzione.
Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce Egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere.
Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere.

Dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato.Nella tentazione, perché c’irrobustisca.
Nel pericolo, perché ci protegga.
Nell’atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell’anima e la renda feconda e consacri ogni cosa.
Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia!
Fallo bene: tutto di te vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino».
                           
(ROMANO GUARDINI, I santi segni, 1922)
Pensieri pasquali con gli antichi Padri
  • di CARLO NARDI
I cristiani dell’antica provincia d’Asia, per i quali l’immagine di Dio è nel corpo, plasmato appunto “a immagine” del Figlio di Dio fatto carne, per una etimologia popolare, collegavano la parola “pasqua” in greco páscha con il verbo páschein che, sempre in greco, può voler dire “patire”. Ne derivava la teologia della “pasqua” come “passione”: secondo questa concezione, pasqua è soprattutto la “gloriosa passione” del Signore, come si esprime anche il Canone romano, sulla scia dell’evangelista Giovanni, per il quale la croce è glorificazione sconcertante e paradossale. Secondo Ireneo, Gesù soffre e muore perché «la luce che proviene dal Padre inondi la sua carne e dalla sua carne sfolgorante» nella risurrezione «venga in noi, e così l’uomo giunga all’incorruzione, avvolto dalla luce del Padre» (Contro le eresie IV,20,2), in una scanzione di tre tappe: dalla carne sofferente di Cristo nella passione a quella radiosa nella sua esaltazione e alla nostra nella futura risurrezione.
Più corretta grammaticalmente era però l’etimologia nota ai cristiani di Alessandria: “pasqua”, parola di origene ebraica pesach, significa “passaggio”, già secondo l’ebreo Filone e poi Clemente e Origene. Sennonché nella Bibbia (Es 12) pasqua è anzitutto il passaggio del Signore col suo angelo a risparmiare le case degli ebrei, che “passa” per “far passare” il popolo dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra promessa. Se in primo luogo è il Signore che passa, ai cristiani di Alessandria interessava specialmente il passaggio dal vizio alla virtù da parte dell’anima nella quale secondo loro risiedeva l’immagine di Dio da restaurare nel bene.
Da parte nostra possiamo approfittare della riflessione degli uni come degli altri. Anzi, dobbiamo avvalercene per non buttar via nulla di quanto ci fa grati alla pasqua di Cristo Signore, “nostra pasqua” (1Cor 5,7).
Così diceva Gregorio di Nazianzo, anno 364 in Cappadocia, in una omelia pasquale:
«Ieri veniva immolato l’agnello e [il sangue] fu spalmato sugli architravi (…), e fummo difesi da quel sangue prezioso; oggi nella purità siamo fuggiti dall’Egitto e dal faraone, despota amaro, e dai supervisori opprimenti, e siamo stati liberati dal forzato lavoro del fango per far mattoni: nessuno ci impedisce di celebrare la festa del nostro esodo in onore del Signore Iddio e celebrarla non nel vecchio lievito di vizio e cattiveria, ma nei pani azzimi di sincerità e verità (cf. 1Cor 5,8), senza portarci dietro la pasta dell’Egitto, estranea a Dio.
Ieri venivo crocifisso con Cristo, oggi sono partecipe della sua gloria.
Ieri venivo pestato, oggi sono vivificato con lui.
Ieri fui sepolto con lui, oggi risorgo con lui» (Omelia I: sulla pasqua 3-4).
Gregorio presuppone l’esodo, la liberazione dell’Egitto e la pasqua antica, prefigurazione di quella di Cristo, liberazione totale, universale e definitiva, attesa nei suoi ultimi effetti come nostra risurrezione, quella della nostra carne. Sono parole di liberazione e di gioia filiale.

A questo proposito tornano alla mente le parole del papa Leone I: «Renditi conto, cristiano, della tua dignità» (agnosce, christiane, dignitatem tuam), da una sua predica del Natale del 440 (Sermone 1 [21],3,2: BP 31,86).

Un simile andamento è anche per la pasqua in un’altra sua omelia, quella della veglia del sabato santo, il 3 aprile 443.
«Si renda conto il popolo di Dio (agnoscat … populus Dei) di essere una nuova creazione in Cristo (cf. 2Cor 5,7) e stia in allerta per comprendere Chi gli ha donato la nuova creazione e chi l’ha ricevuta. Le novità avvenute non tornino ad un vecchiume traballante, e chi ha messo mano all’aratro non trascuri il suo lavoro ma sia tutto intento al seme che getta e non si volga indietro a guardare ciò che ha lasciato dietro di sé (cf. Lc 9,26). Nessuno ricada in ciò da cui si è rialzato: anche se si trova prostrato in mezzo alla instabilità dei condizionamenti del corpo, brami con decisione di guarire e rialzarsi. È questa la via che porta alla salvezza e rende presente la risurrezione avviata in Cristo: se è vero che sul terreno scivoloso di questa vita non mancano cadute e sbandamenti in varie direzioni, lo scopo è che i passi di chi è in cammino evitino di calcare terreni scivolosi per poggiare invece su spazi solidi (Sal 36,23-24)» (Sermone 58 [71],6,1-5: BP 38,358-360).

https://www.ilmantellodellagiustizia.it/articoli-mese-di-aprile-2015/pensieri-pasquali-con-gli-antichi-padri

CALENDARIO SANTI E BEATI 2022
<             RICORRENZE
nel mese di
APRILE 2022

Il 10°, Domenica delle Palme








Il 11-16°,  Settimana Santa

Il 17°, Pasqua del Signore

Il 25°, Festa di
San Marco, evangelista

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